Cervara: “terra in parte domestica, in parte selvatica”

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 2018, n.3

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Se il libro della Genesi fosse stato scritto in Italia forse Gan ´Eden, il Paradiso Terrestre, sarebbe stato ambientato qui. “Qui” è il Golfo del Tigullio e più esattamente il Golfo del Tigullio visto dal giardino dell’Abbazia della Cervara. Ai più questa meraviglia di natura, arte e storia piace sotto il sole e il cielo sereno della primavera e dell’estate; vengono da tutto il mondo per vivere eventi che rimangono indimenticabili grazie al fascino ambientale, storico e artistico del luogo; ma io giuro che questo angolo di Liguria è altrettanto affascinante coi colori grigi dell’autunno. Provare per credere…

La Cervara, o più esattamente l’abbazia di San Gerolamo al Monte di Portofino, ha una lunga storia come insediamento monastico di culto e di accoglienza. In questo tratto di costa alta e boscosa del promontorio più famoso del Nord Italia, nel luogo detto Silvaria (da silvas, boschi, da cui “Cervara”), nel 1361 Ottone Lanfranco, monaco dell’abbazia di Santo Stefano in Genova, col consenso dei monaci di San Colombano di Bobbio, proprietari del terreno, iniziò la costruzione di un monastero intitolato a San Gerolamo.
Meno di un secolo dopo il pontefice Eugenio IV (papa dal 1431 al 1447) assegnò la Cervara ai monaci benedettini di Cassino, che la trovarono gravemente danneggiata a causa delle lotte tra Guelfi e Ghibellini e che nel 1435 per volontà del papa medesimo iniziarono i lavori di restauro. Il monastero divenne un centro di diffusione della cultura artistica fiamminga in Liguria: capolavori di quell’epoca furono il Polittico di David(2) e il trittico dell’Adorazione dei Magi (conservato a Palazzo Bianco a Genova) di Pieter Coecke van Aelst, attivo ad Anversa a metà Cinquecento e stilisticamente vicino al manierismo italiano.
Nel 1546 il monastero della Cervara ottenne il titolo di abbazia; fu quello il suo periodo di massimo splendore, ricchezza e potenza, essendo a capo di una congregazione di una decina di monasteri benedettini. Nel XVI secolo però erano frequentissime le incursioni dei pirati saraceni lungo le Riviere liguri quindi i monaci furono costretti a fortificare la struttura per potersi difendere; sorsero il chiostro quadrangolare a due ordini di volte e la possente torre campanaria, di fronte all’ingresso della chiesa; la sua funzione principale era di avvistamento e difesa e può sembrare insolita la sua posizione arretrata rispetto al monastero che doveva proteggere: si pensa che sia stata edificata in quella posizione in segno di rispetto verso la sacralità del monastero stesso. All’interno furono condotti lavori nell’abside maggiore, mentre nel Seicento si progettò un allargamento della chiesa, che non fu mai realizzato ma di cui resta traccia in un muro interno, e vennero modificati l’altare maggiore e il coro. Nuove decorazioni in marmo si aggiunsero nel XVIII secolo, insieme alla tinteggiatura delle pareti.
La decadenza iniziò alla fine del Settecento, con la soppressione degli ordini religiosi decisa dalla Repubblica Ligure di ispirazione napoleonica nel 1799; il monastero fu abbandonato e saccheggiato, per diventare una casa colonica. Nel 1804 fu acquistato da monaci trappisti francesi per farne una scuola ma nel 1811 ne furono cacciati essendosi rifiutati di sottomettersi a Napoleone Imperatore. Passò all’Arcidiocesi di Genova, che nel 1859 lo mise in vendita; fu acquistato dal marchese Giacomo Filippo Durazzo e rapidamente ceduto ai Padri Somaschi che ne iniziarono il restauro; passò nel 1901 ai Certosini francesi e nel 1912 venne dichiarato “monumento nazionale italiano”. I Certosini dovettero vendere nel 1937 e i nuovi proprietari furono i conti Trossi, industriali lanieri di Biella, che vi fecero lavori interni per trasformare gli ambienti monastici in una dimora signorile. Dal 1990 proprietaria è la famiglia Mapelli di Milano, che conduce un’opera di restauro capillare e profonda dell’intero complesso con l’intento di recuperare completamente il monumento, i suoi giardini e i terreni circostanti. Il restauro è curato per la parte strutturale dall’architetto Mide Osculati e per la parte pittorica dalla restauratrice Pinin Brambilla Barcilon (che ha diretto il restauro dell’Ultima cena di Leonardo da Vinci e dirige il Centro per la Conservazione e il Restauro “La Venaria Reale”), con la supervisione della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici della Liguria(3).

Chi entra oggi nel complesso abbaziale può visitare la chiesa, l’ex monastero oggi destinato a struttura di accoglienza di lusso, il chiostro cinquecentesco, la torre già di guardia e un complesso di giardini. La chiesa è tuttora consacrata e vi si celebrano messe domenicali estive, anche se non è consentita la celebrazione di battesimi e matrimoni; ha pianta a croce latina e un insolito abside inclinato che simula il capo reclinato di Cristo; l’abside e la prima parte della navata centrale occupano lo spazio che fu della chiesa originaria trecentesca, ben più piccola dell’attuale; le colonne che separano le tre navate sembrano essere di blocchi alternati ardesia e marmo secondo il tipico stile architettonico ligure, ma sono in realtà in mattoni ricoperti da intonaco bicolore.
Durante i lavori di restauro sono venuti alla luce alcuni ossari che custodivano i resti dei monaci deceduti ed è stata scoperta una sepoltura che probabilmente è di Guido Scetten, arcivescovo di Genova dal 1358 al 1368 nonché poeta, letterato e amico di Francesco Petrarca.
In quello che fu l’edificio monastico è interessante la sala capitolare, dove i monaci si riunivano per le decisioni di governo e al venerdì facevano il mea culpa comunitario; oggi è un ufficio per l’organizzazione degli eventi. Alcune vecchie fotografie illustrano bene lo stato di abbandono in cui il complesso si trovava prima dei restauri, spogliato di tutti gli arredi. In una stanza si vedono molto bene le picchettature sulle pareti realizzate durante i recenti restauri per indagare se sotto l’intonaco vi fossero pitture e affreschi; sono state lasciate per una scelta stilistica dell’architetto Mide Osculati, così da permettere di percepire meglio le varie fasi abitative dell’abbazia. Si sale al piano superiore attraverso un elegante scalone voluto dai conti Trossi per dare accesso alle stanze della famiglia e si raggiunge un vasto salone per i ricevimenti ricavato dall’unione delle celle monastiche, che erano piuttosto piccole anche se godevano della bellissima vista sul Golfo del Tigullio.

Davanti al complesso monastico si apre l’unico giardino monumentale all’italiana della Liguria. Unico nel suo genere sia perché si estende su due livelli sia perché si affaccia direttamente sul mare, in un ambiente naturale non idoneo alle piante tipiche dei giardini all’italiana che soffrono la salsedine. Questo giardino è stato paragonato alla prua di una nave perché offre alcuni punti di vista dai quali pare davvero di essere circondati dal mare, con la costa a breve distanza: a babordo il golfo da Rapallo a Zoagli, Chiavari, Sestri Levante; a tribordo la punta del promontorio di Portofino. Viene alla mente la celebre poesia di Vincenzo Cardarelli Liguria: “O chiese di Liguria, come navi disposte a esser varate”; si, qui la sensazione è proprio quella…
Dal punto di vista formale il giardino è semplice, sobrio, senza fioriture esuberanti che apparirebbero inadatte a un luogo che fu religioso. Gli spazi sono delimitati da siepi di bosso e figure di arte topiaria intorno a una fontana in marmo del XVII secolo. I vialetti del giardino sono decorati a rissò (mosaici di ciottoli di fiume tipici dei sagrati di molte chiese liguri) con disegni e simboli, alcuni religiosi, altri di più difficile interpretazione; caratteristica notabile di questo rissò è la presenza di ciottoli di colore rosso, piuttosto rari e pregiati nella tradizione musiva ligure che solitamente si limita al bianco e nero.
Intorno al giardino e all’edificio principale sono terrazze e giardini con pergole, piante rare e splendide fioriture: meravigliosa quella di un glicine di dimensioni monumentali che dovrebbe avere tra i duecento e i trecento anni; durante i lavori di restauro i suoi rami sono stati rialzati dal terreno su cui poggiavano e ora formano una pergola che durante la fioritura riempie l’aria di colore e di profumo. Negli altri spazi aperti prosperano falso gelsomino, bouganvillea, capperi rosa, bignonie, uva, un bell’albero di pepe rosa, camelie, ortensie, rose, strelizie… Un pino domestico elegantemente maestoso si affaccia sul mare e sulla strada che conduce a Portofino, proprio nel punto in cui sorge dalle onde il celebre scoglio detto la Carega (la Sedia) su cui cresce un altro pino, più esile di corporatura ma che certo è uno degli alberi più fotografati di Liguria.
A monte dell’abbazia, al riparo dal salino del mare, il “giardino dei semplici” e l’orto in cui i monaci coltivavano le erbe officinali e aromatiche con virtù medicamentose. Accanto si apre un piccolo “giardino delle Esperidi” con piante di agrumi, il più curioso dei quali è sicuramente il cedro “Mani di Buddha” (Citrus medica var. sarcodactylus).
Poco più in alto c’è la “peschiera”: oggi è una sala per eventi e feste da ballo ma sotto c’erano le vasche di raccolta dell’acqua piovana dove i monaci allevavano i pesci, per integrare la loro dieta quando il pescato del mare non era sufficiente. Ancora più in alto la macchia mediterranea copre le ripidi pendici del monte; tra la folta vegetazione vola una rara farfalla, il Charaxes jasius (ninfa del corbezzolo) dalle belle ali policrome, il cui bruco si ciba soltanto con le foglie del corbezzolo; fuori dai confini attuale della proprietà si scorgono l’ex frantoio e gli olivi da cui i monaci ricavavano l’olio per la loro alimentazione.

Il prestigio di San Girolamo della Cervara e la sua posizione “più unica che rara” invitarono a una sosta molti personaggi illustri; ricordiamone alcuni: Francesco Petrarca, Santa Caterina da Siena di ritorno da Avignone, l’ultimo papa avignonese Gregorio XI, don Giovanni d’Austria (il vincitore della battaglia navale di Lepanto contro i Turchi del 1571), Guglielmo Marconi… Papa Gregorio XI si innamorò del luogo e per favorire i monaci dispose che i proventi otteniti dalla vendita delle indulgenze venissero utilizzati per il miglioramento della Cervara. Ma anche altri personaggi celebri hanno fornito aiuti economici e finanziari per il sostentamento dei monaci e dell’abbazia.
Vi fu anche chi trascorse un breve periodo di soggiorno alla Cervara suo malgrado: Francesco I di Valois, re di Francia, dopo essere stato sconfitto da Carlo V d’Asburgo, re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero, nella battaglia di Pavia nel 1525, durante il viaggio da prigioniero verso la Spagna fu costretto da una burrasca a fermarsi qui: ebbe la “fortunata sfortuna” di essere imprigionato in una piccola torre a strapiombo sul mare da cui poté godere per una settimana la vista sulla baia di Portofino. Oggi in questa torre-prigione una lapide lo ricorda con la celebre frase “Tutto è perduto, fuorché l’onore” che riassume il senso della lettera che il re scrisse alla madre Luisa di Savoia la sera della sconfitta.

La Cervara fa parte del network dei Grandi Giardini Italiani, dell’Associazione delle Dimore Storiche Italiane e dei Ligurian Gardens. Viene aperta al pubblico per spettacoli culturali o concerti musicali, si organizzano visite guidate o su appuntamento. Ospita spesso e volentieri ricevimenti, matrimoni, cerimonie, serate di gala, cocktail con musica, riunioni di lavoro, premiazioni, convegni.
Le visite domenicali interessano soprattuto turisti e famiglie italiane ed escursionisti stranieri. Per eventi di lavoro e matrimoni arrivano richieste anche da lontano, Gran Bretagna ma anche Singapore, Hong Kong… Eventi di carattere veramente internazionale sono anche i numerosi matrimoni ebraici. La Cervara affascina non solo per il paesaggio e il giardino ma per il contesto storico e artistico. Anche le camere per l’ospitalità hanno un arredamento “storico” e questo piace. Essendo questa una casa di abitazione, la seconda casa dei proprietari che la frequentano con assiduità, gli ospiti percepiscono e apprezzano l’aria “familiare” della vita che si svolge qui. I proprietari sono Amici del FAI, Fondo Ambiente Italiano, e ciò è un ulteriore dimostrazione della sensibilità della famiglia.

Per il futuro della Cervara c’è un sogno, a cui auguro di diventare solida speranza: ottenere un accesso via mare privato e istituire un servizio di battelli per i visitatori che colleghi l’abbazia con Santa Margherita Ligure e Portofino. Qualcosa di simile a ciò che succede ad esempio sul Lago di Como per la Villa del Balbianello. E così la meraviglia dell’antica abbazia sarebbe davvero perfetta.

Note
(1) dal Catasto della Repubblica Ligure del 1798

(2) Il Polittico della Cervara, capolavoro della pittura fiamminga in Italia, fu realizzato dall’olandese Gerard David su commissione di Vincenzo Sauli nel 1506. È un dipinto a olio su tavola di rovere in sette scomparti. Il polittico fu sistemato sull’altare maggiore ma dopo la soppressione del monastero i pannelli furono divisi: quattro oggi sono a Genova nella galleria di Palazzo Bianco, gli altri al Metropolitan Museum of Art di New York e al Louvre di Parigi.

(3) Nel 2018 la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria, in collaborazione con “La Cervara”, il Dipartimento di Architettura e Design dell’Università di Genova, l’Ordine degli Architetti di Genova e il FAI, ha promosso un premio per gli interventi di recupero e valorizzazione di contesti monumentali e paesaggisti liguri, denominato “Premio Cervara. Architettura e paesaggio in Liguria”. La Cervara è considerata uno “splendido esempio di corretto intervento di valorizzazione”.
Altre informazioni sul sito http://soprintendenza.liguria.beniculturali.it/?p=1378.

Visite
Da Marzo a ottobre si può visitare l’Abbazia la prima e la terza domenica del mese con guide accreditate; le visite possono essere anche in inglese, francese, tedesco e spagnolo. Partenza alle ore 10, 11 e 12; si può far seguire alle visite un aperitivo o un pranzo a buffet. Prenotazioni al numero verde 800 652 110 o per mail a visite@cervara.it.
Con un minimo di 30 persone e prenotazione obbligatoria si può visitare l’Abbazia in ogni giorno dell’anno.

Info pratiche
La Cervara, Lungomare Rossetti, via Cervara 10
16038 Santa Margherita Ligure (GE)
tel +39.0185.293.139
fax +39.0185.291.270
abbazia@cervara.it – www.cervara.it

Ringraziamenti
a Gisella Ravera e Betty Saccaro per avermi fatto conoscere l’abbazia e i suoi giardini
a Glenda Colaninno, Capodelegazione FAI Portofino-Tigullio, per avermi accompagnato nella visita
a Chiara Mapelli per il suo contributo di “padrona di casa” a questo articolo

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