Uno esce di casa con l’idea di un breve aperitivo prenatalizio in un’elegante dimora altoborghese per poi tornare a casa alle 9,30 e si trova a finire in un localino musical-alternativo dei vicoli (il Mascherona, per i zeneisi) a scoprire un genere musicale di cui ha ignorato l’esistenza per tutti i suoi onorati 41 anni e fischia di vita.
Il “rebetico”, musica dei profughi greci d’Asia Minore, costretti a fuggire da Smirne e dall’Anatolia dopo la guerra greco-turca del 1922, musica dei prigionieri, dei marinai, dei bordelli e delle fumerie di hashish. Musica delle periferie urbane e degli emarginati, come il fado, il blues, il tango. Musica greca che si canta anche in turco, che ha sonorità turche, balcaniche, maghrebine, mediterranee, insomma. Canzoni che parlano (ce lo hanno detto i musicanti, che io non capisco il neogreco, da solo non ci sarei mai arrivato) di nostalgia, amori e amarezze. Le solite cose di tutti le canzoni “povere”, cantate dagli ultimi della società. Ma anche dai primi, in fondo.
Si suona col buzuki, i tamburelli, la fisarmonica, poche altre cose. Musica vietata in Grecia fino agli anni ‘50, quando poi è uscita dalle carceri e dai bordelli ed è diventata la base della musica popolare greca. Mikis Theodorakis l’ha usata e resa celebre.
Tutto questo ho imparato stasera, prima di tornare a casa (a mezzanotte, altro che 21,30) a scrivere di Loano e Balestrino per la M&R Comunicazione, che dovevo mandargli il pezzo per domattina. Ho scoperto il rebetico, musica per ribelli ed emarginati, ascoltando un gruppo di 4 giovani greci (2+2) (si chiamano Exoristi Kompagnia) studenti di architettura qua a Genova che suonano forse più che studiare, non so. Ma sono fatti loro. Bravi e simpatici, una delle due fanciulle anche molto bella e per nulla mediterranea, greca di anagrafe ma molto danese di fattezze fisiche. Saranno state le invasioni barbariche. A riprova del fatto che parlare di razze pure in Europa è una idiozia delle maggiori.
Ascoltato Rebetico e bevuto Retsina. Profumo di pini marittimi nella gola e nel naso.
Non si finisce mai di imparare cose nuove, in questo mondo. Adesso pero’ che sono le 2,55 del mattino me ne vado a dormire.
Grazie a Pino e Paola che conoscevano il gruppo (‘sta gente di spettacolo, conoscono mezzo mondo!) e ci hanno portato a sentirli.

(Scritto il 15 dicembre 2000)

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