Una mostra a Milano, a Palazzo Reale, giusto a lato del Duomo. Si chiama “Segni e sogni della Terra”, o qualcosa del genere. Racconta dei modi con cui l’uomo ha disegnato descritto e immaginato la superficie del mondo su cui vive. Una visita di un’ora e mezza, un’ora e mezza di paradiso per un appassionato di cartografia geografica qual son sempre stato io.

Faccio un rapido elenco delle cose migliori che vi sono esposte, almeno migliori per me. Altri potranno avere opinioni diverse:

una tavoletta babilonese che descrive la città di Babilonia, o almeno, se ben ricordo, una sua parte, ché Babilonia era una città grossa assai.

frammenti di una carta topografica dell’Urbe, in marmo, di età credo imperiale

il “Nuovo almanacco di presagi e auspici” cinese

una riproduzione della mitica Tavola Peutingeriana, bisnonna degli atlanti stradali del TCI e della Michelin, fonte inesauribile di conoscenza sulla viabilità e l’urbanistica romana, almeno dell’Impero del IV d.C.. Ci sarebbe da perderci delle ore a leggerla, a riconoscere le attuali città, le diverse dimensioni rispetto all’oggi (Genua ad esempio è indicata con due casette, Vada Sabatia con 3), insomma, uno splendore, per grafica e ricchezza di informazioni è veramente all’altezza della sua fama.

alcuni planisferi romani

una mappa cosmologica azteca, non c’ho capito nulla

un atlante coreano, idem

vari esemplari diversi di “mappa mundi” medievali, dove di solito Gerusalemme è posta al centro del mondo e diversi esseri mostruosi popolano le terre più lontane.

il Mappamondo di Fra Mauro, del 1459, più realistico dei precedenti, con confini più precisi, copre il mondo allora noto dall’Islanda a Giava e, come molti altri, porta il nord e il sud invertiti rispetto alla convenzione moderna.

una carta delle Americhe del 1690 circa, dove al posto delle praterie del Midwest c’è il Mare dell’ovest, speranza per chi voleva trovare un passaggio marino verso il Pacifico, ma ‘sto mare non esiste mica. Qualcuno sperava che i Grandi Laghi forse ne facessero parte, invece, niente.

Del 1680 “Descrittione de Stati di SAR tanto di qua che di là da Monti”, ovvero la carta dei possedimenti sabaudi, che avevano confini curiosi, visti con occhi moderni: per esempio vicino a Novara esisteva, indipendente, il Principato di Masserano, retaggio della feudalità imperiale. Poi alcune valli e città, come Pinerolo, Chiomonte in val di Susa e Casteldelfino in val Varaita erano francesi. Infatti ricordo che c’è un cippo sulla statale della val di Susa che segna l’antico confine fra Piemonte e Delfinato. La Savoia andava dal lago di Ginevra a Modane. Poi erano sabaude varie terre liguri, il Principato di Oneglia, ex feudo dei Doria, qualche paesetto delle Alpi Marittime tipo Montegrosso Pian Latte, poi Nizza, Tenda e compagnia bella, e il confine fra Piemonte sabaudo e Liguria genovese era mica tanto simile all’attuale confine fra Piemonte e Liguria, c’erano varie differenze.

La citazione letteraria della celebre mappa in scala 1:1 immaginata dal geniaccio di Jorge Luis Borges

Una mappa della strada (oggi piuttosto attuale) che da Delhi in India conduce a Kandahar in Afghanistan; è una mappa persiana del 1770

Una mappa indiana (pellerossa, dei nativi Americani come si dice oggi) in corteccia di betulla

Poi le cose più o meno moderne: strumentazione varia, mappe aeree, cose così.

Molto molto molto interessante.

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